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La famiglia pensa che la figlia di 11 anni sia in coma cerebrale: 4 anni dopo, si sveglia e le sue prime parole scioccano tutti.

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Vittoria Arlen è la terza sorella di tre gemelli.

Da piccola amava molto ballare ed aveva una naturale predisposizione per lo sport. Era una bambina solare, piena di vita e di sogni.

Quando aveva 11 anni Victoria accusò quelli che sembravano i sintomi di un’influenza. Ma poco dopo iniziarono degli svenimenti e prese la polmonite.

Due settimane dopo la piccola Victoria era paralizzata dalla vita in giù.

Il suo corpo iniziò a spegnersi: una gravissima infiammazione del cervello e della spina dorsale, distrusse tutti i suoi sogni, le sue speranze e la sua vita.

I suoi cari potevano solo restare a guardare addolorati mentre la bambina perdeva tutte le sue funzionalità. Perse la capacità d parlare, di mangiare e di muoversi.

Ma la sua storia incredibile non è tutta qui: quattro anni dopo accadde qualcosa che lasciò profondamente scioccati i medici e la sua famiglia.

Victoria aveva 11 anni quando iniziò ad entrare lentamente in coma. Da quelli che erano sembrati semplici sintomi influenzali, si scatenò una tragedia.

Perse il controllo degli arti, non riusciva più a mangiare in modo corretto e il linguaggio divenne male articolato, quasi inesistente.

Era come se qualcuno o qualcosa, avessero spento il pulsante di controllo del suo cervello. Victoria si stava spegnendo.

Poi arrivò il buio completo.

La bambina trascorse quasi 4 anni nel suo corpo, intrappolata.

I medici confermarono lo stato vegetativo d veniva nutrita attraverso un tubo.

Fu terribile quando comunicarono ai genitori che non sarebbe più guarita.

“L’abbiamo persa” sussurrò sua madre Jacqueline.

Nessuno immaginava che Victoria potesse sentirli parlare nel suo buio.

A due anni dal coma iniziò una sorta di “risveglio”. Era mentale, non riusciva a muoversi. Sentiva tutto quello che veniva detto intorno a sè, ma il corpo restava immobile.

Non poteva comunicare quello che le stava accadendo.

I medici intanto, avevano scoperto la causa dell’insolita infiammazione del cervello e della spina dorsale.

Victoria sentì quando comunicarono ai suoi genitori che era cerebralmente morta e che sarebbe rimasta in uno stato vegetativo per il resto dei suoi giorni.

“I miei genitori non volevano rassegnarsi, Attrezzarono in casa una stanza simile ad una camera d’ospedale e si presero cura di me. Anche mio fratello maggiore e i miei due gemelli mi sostenevano. Mi parlavano sempre, mi aggiornavano su tutto ciò che accadeva fuori dalla mia stanza. Mi esortavano a combattete, a diventare più forte. Loro non sapevano che potevo sentirli, ma io li sentivo” racconta Victoria a ESPN.

Nel 2010 Victoria uscì dal coma vegetativo.

Nel 2009 riuscì a vedere sua madre e da quel momento iniziò lentamente a riprendere vita. Iniziò a muovere un dito, poi a fare un piccolo cenno di saluto. Infine ad articolare qualche parola, fino a comporre delle frasi.

Iniziò a mangiare, dei budini come prima cosa e da sola. Dopo 4 anni mangiava tutta la sua bistecca. Lentamente riuscì a tenere un telefono in mano, ad usare Facebook, a chiedere amicizie …

Quello che continuava a non funzionare erano le sue gambe ancora paralizzate.

I medici, per quanto stupiti dei suoi incredibili miglioranti, le dissero che sarebbe rimasta paralizzata per sempre.

Le consigliarono quindi di imparare ad usare la sedia a rotelle.

Ma Victoria ha una forza di volontà incredibili. Ha lottato superando ogni aspettativa.

Sentiva di non essere destinata a passare la sua vita su una sedia a rotelle. Non voleva e non poteva crederci.

Malgrado il suo ottimismo e la grande forza di volontà, non fu semplice migliorare in questo senso. A scuola venne derisa per via della sedia a rotelle.

Dopo l’iniziale entusiasmo per la ripresa delle lezioni, la scuola le sembrò un inferno.

Tornò a casa distrutta… I genitori si promisero di aiutarla a ritrovare sicurezza prima di rimandarla a scuola.

Hanno mantenuto promesse e speranze, come sempre.

C’è una frase che si ripetevano spesso in quel periodo: “L’ottimismo è la fede che porta a raggiungere gli obbiettivi. Non si può fare nulla senza speranza e sicurezza di sé”.

E finalmente arrivò il punto di svolta. Victoria , cresciuta vicino ad un laghetto, aveva imparato a nuotare da piccolissima. Partecipò a delle gare di nuoto quando aveva 10 anni.

A causa della sua malattia pensava di non poter più nuotare, ma sbagliava.

I suoi fratelli che la pensavano diversamente, nel 2010 la portarono nella piscina della loro casa. Victoria inizialmente era spaventata, ma la paura le diede la spinta necessaria.

In acqua era libera dalla sedia a rotelle, e con sua grande sorpresa, riusciva a nuotare.

L’acqua le dava libertà e sicurezza.

Nel 2012 a 17 anni, Victoria partecipò alle Paralimpiadi, vincendo 3 medaglie d’argento e un oro nei 100 metri a stile libero.

Divenne famosa in tutto il mondo. Venne invitata a delle trasmissioni televisive actenere delle conferenze. Le persone la riconoscevano per strada.

Raccontando la sua storia, divenne un esempio e fonte d’ispirazione per milioni di persone in tutto il mondo.

Ma continuava a non sopportare la sua sedia a rotelle.

Nel 2013 si trasferì a San Diego e partecipò ad un programma che si occupava di aiutare le persone paralitiche il “Project Walk”.

“Con mia madre mi trasferii a San Diego temporaneamente. In questo modo potevo allenarmi tutti i giorni. Ma non volevamo restare troppo tempo lontane dal resto della famiglia. Così organizzammo il programma Project Walk sulla costa est.
Finalmente potevo allenarmi tutti i giorni per raggiungere il mio obiettivo e potevano farlo anche altre persone della mia città.” racconta Victoria.

I medici erano sempre scettici sulla possibilità che la ragazza camminasse.

Un medico disse ai suoi genitori che al loro posto certamente non “avrebbe ipotecato la sua casa per permetterle di perseguire quell’obiettivo”. Loro risposero che era quello che avevano appena fatto per aprirle il programma Project Walk a Boston.

Victoria ha mosso i primi passi l’11 Novembre 2015.

Legata ad un’imbracatura e sostenuta da due operatori.

Erano trascorsi 6 anni dal suo risveglio e le sue gambe erano state “dichiarate morte” da tutti i dottori.

Victoria si era allenata ogni giorno per 6 ore per raggiungere il suo obiettivo.

Molto lentamente ha iniziato a riacquistare l’uso delle gambe, utilizzando inizialmente le stampelle.

Il 3 marzo 2016 le ha abbandonate completamente ed ha iniziato a camminare senza. Non ha più smesso.

“Non tutti i giorni sono perfetti. Camminare mi costa ancora fatica. Ho dei tutori per le gambe e mi alleno 2-3 ore al giorno . Quando sono troppo stanca o sento troppo dolore, ho le stampelle e la sedia a rotelle, ma il dolore diminuisce giorno dopo giorno.” racconta Victoria.

Solo i suoi genitori e i suoi preparatori sanno quanta forza questa giovane donna trova ogni giorno per continuare a migliorare.

“Ma ne vale la pena. Dopo 10 anni riesco a guardare le persone negli occhi piuttosto che il loro fondoschiena.”

La prima volta che si è alzata dalla sedia a rotelle non ha pensato all’impatto che questo avrebbe avuto sugli altri.

Non immaginava le reazioni.

“Poi ho capito che potevo rappresentare una speranza per tanti.”

Oggi Victoria, dopo tante sofferenze e sacrifici, ha raggiunto traguardi eccezionali.

È una campionessa delle Paralimpiadi, ha un canale sportivo è soprattutto una sopravvissuta.

È vista come un vero e proprio miracolo che parla e cammina , come esempio eccezionale.
Ma ci tiene a sottolineare una cosa:

“Non ho sono arrivata fin qui da sola e sono grata a tutti coloro che mi hanno aiutata. Mi hanno sostenuta ogni giorno e continuano a farlo.”

Una donna forte e coraggiosa, straordinaria fonte di ispirazione per tutti.

Condividere la sua storia è un piacere e forse anche un po’ un dovere : che sia di speranza e di sostegno per tutti coloro che combattono ogni giorno.

Concludiamo con quel meraviglioso pensiero che l’ha sostenuta:
“L’ottimismo è la fede che porta a raggiungere gli obbiettivi. Non si può fare nulla senza speranza e sicurezza di sé”

Auguriamo a Victoria tutto il meglio per il suo futuro.